Il giardino di Bama

CURE ANTI CALDO

martedì 28 luglio, 2015

In questo periodo particolarmente caldo soffriamo noi e soffrono anche le nostre piante in vaso.

Non può essere diversamente e le piante, che usano l’acqua anche per mantenere fresche le proprie foglie, per evitare di disperderne troppa acqua iniziano a produrre proprio in questo periodo una sostanza, il sughero, che inizia a chiudere i vasi linfatici limitando l’apporto di linfa alle foglie. È questo stesso processo che porterà a un certo punto le foglie a ingiallire e cadere.

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Ma cosa possiamo fare ora per aiutare le piante a superare il caldo di queste settimane? Certamente non facciamo mai mancare loro l’acqua. Senza bisogno di annegarle, ovviamente, perché l’importante è che il terreno rimanga umido a livello delle radici. Più il vaso è profondo e meno è influente il caldo: l’evaporazione dell’acqua dal terreno avviene infatti nei primi centimetri dalla superficie; le radici profonde ne risentono meno dunque. Annaffiamo con regolarità, alla sera o al mattino presto.

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Teoricamente non dovremmo usare concimi perché aumentano il fabbisogno di acqua, ma è pur vero che le continue annaffiature tendono a dilavare le sostanze nutritive trascinandole verso il fondo del vaso. Allora aggiungiamo una modesta quantità di fertilizzante all’acqua delle annaffiature. Facciamolo quando il terreno è già umido, mai con la pianta assetata.

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COME FUNZIONA LA RISERVA D’ACQUA

giovedì 16 luglio, 2015

C’è ancora chi pensa che i vasi a riserva d’acqua siano solo un’idea commerciale e che non vi sia nulla di vero nella loro efficacia. Ma si sbagliano, ecco perché.

In un vaso convenzionale la base è fatta con ghiaietto o argilla espansa per facilitare il drenaggio. Quando annaffiamo, l’acqua in surplus attraversa questo strato ed esce finendo nel sottovaso. L’acqua nel sottovaso non può rientrare perché trova lo strato di drenaggio che glielo impedisce. Se non vi fosse lo strato di drenaggio d’altronde il terreno rimarrebbe inzuppato e le radici della pianta soffocherebbero.

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In un vaso a riserva d’acqua, come la Fioriera Brick o la Fioriera Brezza di Bama una grata separa l’acqua che si deposita sul fondo dalla terra in cui vivono le piante; non c’è uno strato di drenaggio, ma solo i due elementi, acqua e terra. L’acqua presente sul fondo, evaporando, mantiene umida la terra che la sovrasta; d’altronde non può uscire dal vaso se non per evaporazione, perché il vaso a riserva d’acqua non ha fori di drenaggio. Inoltre non c’è bisogno di contatto diretto tra i due elementi (per questo c’è la grata).

BRICK - kit 5 fioriere componibili        BRICK - kit 5 fioriere componibili

È evidente che in queste condizioni è sufficiente anche una minima quantità d’acqua per mantenere umido il terreno perché questa comunque risalirebbe verso l’alto per evaporazione.

Disporre di un’ampolla che rileva la quantità d’acqua presente nella parte inferiore del vaso ci aiuta a sapere quando è il caso di aggiungerne, ma dobbiamo sapere che, tanta o poca che sia, funziona comunque, perché l’acqua sale per evaporazione e non per capillarità.

fioriera Brezza       fioriera Brezza

C’è un altro vantaggio nei vasi a riserva d’acqua: il terreno viene inumidito dal basso, dove le radici ne hanno bisogno. La superficie del terreno può risultare perfettamente asciutta, ma questo non ci deve preoccupare perché in superficie non ci sono radici e perché la terra in superficie è destinata a seccarsi solo anche per naturale evaporazione. Quando annaffiamo infatti solo l’acqua che penetra in profondità è acqua utile per le radici: quella che bagna la superficie è destinata a evaporare ed è perciò sprecata.

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LE PIANTE SONO VIVE

venerdì 10 luglio, 2015

Qualcuno fa fatica a pensare a una pianta come a qualcosa di meravigliosamente vivo.

Ci hanno insegnato a scuola che il regno vegetale è inferiore a quello animale e questo ci induce a pensare che una pianta, dal momento che non emette suoni, non si muove, non fa sesso, sia una forma a parte, di serie B.

Molti pregiudizi sulle piante sono stati sfatati dall’osservazione e dalla ricerca scientifica più recente.

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Osserviamo un’Ortensia quando è assetata: le foglie sono reclinate verso il basso. Di solito diciamo che la pianta “è svenuta”; succede a molte piante quando hanno sete. Dopo aver dato loro da bere le foglie tornano al loro posto e, come ben sappiamo, si orientano in direzione della luce per poterla assorbire al meglio. Questo ci induce a pensare che vi sia qualcosa nelle piante che possa essere facilmente paragonato a un primordiale tessuto muscolare. Non viene usato dalla pianta per muoversi, ma per muovere le foglie sì.

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La Mimosa pudica ci indica chiaramente quanto possa essere efficiente questo primordiale tessuto muscolare: se sfioriamo le foglie di questa pianta, esse si ritraggono chiudendosi su se stesse in meno di un secondo. Le Piante Carnivore fanno altrettanto, chiudendo la loro bocca per intrappolare un insetto.

Risultati immagini per foglie mimosa

Questa capacità di reazione però ci dice anche un’altra cosa: che la pianta “sente” avverte cioè il fatto che la si tocchi o che un insetto entri nella sua bocca. Cosa che fa pensare, anche qui, a un primordiale sistema nervoso, fatto di sensazioni essenziali, ma pur sempre l’anticamera di un sistema nervoso. Quindi possiamo dire che le piante hanno il senso del tatto; così come hanno la vista, primordiale, essenziale anch’essa, quanto basta per distinguere la luce e orientarsi di conseguenza verso di essa. E avvertono il calore, che fa sì che si risveglino in primavera.

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