Il giardino di Bama

L’AUTUNNO COMINCIA IN ESTATE

martedì 29 settembre, 2015

Perché le foglie diventano rosse? Quante volte i bambini ce l’hanno chiesto e ci siamo magari arrampicati con risposte improbabili.

In realtà il colore rosso, come il giallo, sono sempre presenti nelle foglie. Basti pensare al verde chiarissimo di certe foglie quando spuntano o al fatto che in talune specie (si pensi alla Photinia) le foglie giovani abbiano normalmente una colorazione rossa.

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Il verde è determinato solo dalla presenza prevalente della clorofilla, il cui colore è il verde. La maggiore o minore concentrazione del rosso e dl giallo è ciò che determina le diverse sfumature di verde che caratterizzano le diverse specie.

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In estate, quando fa molto caldo, la pianta si difende producendo una sostanza, il sughero, che limita l’apporto di linfa alle foglie; questo meccanismo di difesa è stato elaborato dalla natura per limitare l’apporto di linfa e, di conseguenza, di acqua alle foglie. Essendoci minore disponibilità di acqua, la pianta evita di disperderla con la traspirazione. È anche per questo motivo che, nelle settimane più calde dell’anno, le piante rallentano il loro sviluppo per riprenderlo alla fine di agosto. Le piante grasse entrano persino in una sorta di riposo vegetativo per lo stesso motivo.

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Il sughero funziona per le foglie come il colesterolo cattivo per le nostre vene: poco alla volta finisce per ostruirle. Ed è quanto avviene in autunno, quando, abbassandosi la temperatura, ma soprattutto riducendosi le ore di luce giornaliere, la produzione di sughero aumenta perché le foglie “costano” alla pianta più di quanto possono produrre con l’attività clorofilliana. Man mano che i piccioli delle foglie si ostruiscono (cicatrizzando nel contempo il punto di attacco e rendendolo inviolabile dai parassiti) l’apporto di clorofilla diminuisce; ecco che, venendo a mancare il verde tipico della linfa, prevalgono gli altri colori, secondo la specie.

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UN’AIUOLA PER L’INVERNO

venerdì 18 settembre, 2015

In queste settimane il rigoglio tipico che ha caratterizzato i nostri vasi sul terrazzo lascia il posto a vasi sempre più vuoti e tristi.

È stato facile riempirli a primavera con piante generose di fiori, ma adesso ci troviamo un po’ spiazzati dalla temperatura che si abbassa (cominciamo a sentire un po’ freschino alla sera) e dalla natura che intorno a noi cambia lentamente colore. Possiamo però sfruttare anche delle piante “elementari” per dare colore al terrazzo o al giardino.

Sfruttiamo ad esempio la fioriera componibile Brick  di Bama per dare un tocco di colore all’ingresso di casa o per arricchire una parete del terrazzo o semplicemente come elemento di divisione in giardino tra due zone.

BRICK - kit 5 fioriere componibili       BRICK - kit 5 fioriere componibili

Video Fioriera Componibile BRICK

In queste settimane possiamo riempire la fioriera con i settembrini, ma se vogliamo esaltarne il colore, e risparmiare qualche soldino, non mettiamoli da soli, ma mescoliamoli a della festuca (è l’erba più grande che compone normalmente i prati).

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Il vantaggio sarà quello di avere i vasi ricchi di verde (anche in inverno) con in mezzo i colori festosi dei settembrini.

Appena gli astri saranno sfioriti, togliamoli dalla terra, riempiamo le fioriere di bulbi primaverili (iris, narcisi, tulipani, crochi) e, sempre sfruttando l’erba verde, godiamoci ancora due mesi delle fioriture dei crisantemi.

Lasciando la fioriera Brick all’esterno non avremo nemmeno bisogno di annaffiare durante l’inverno. Se invece la sistemiamo in una zona coperta, dovremo solo controllare che il terreno non secchi mai completamente, ma è l’unica attenzione che dovremo avere.

In questo semplice modo avremo una fioriera colorata fin quasi a Natale. Rimarranno poi i ciuffi verdi (che potremo arricchire con edera o altre piantine verdi raccolte nei campi) fino alla fine di febbraio.

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ANDIAMO IN CERCA DI SEMI

martedì 15 settembre, 2015

La fine dell’estate è di sicuro il periodo migliore per raccogliere i semi delle erbe spontanee, ma anche delle piante che abbiamo coltivato in giardino o in terrazzo.

Quasi tutte le piante infatti arrivano a maturazione proprio in queste settimane. Se nelle nostre passeggiate in campagna raccogliamo dei semi di erbe spontanee (nei prati ne possiamo trovare di bellissime), mescoliamoli tutti insieme in un sacchetto e spargiamoli poi sul prato di casa per ottenere un prato rustico e fiorito. Analogamente, raccogliamo i semi delle belle di notte e delle altre piante da fiore, magari rubandoli dai giardini dei vicini.

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In ogni caso sappiate che è sbagliato conservare i semi fino alla prossima primavera.

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In Natura quasi sempre i semi cadono sul terreno appena sono maturi. Alcuni germinano con le prime piogge autunnali; altri restano quiescenti per tutto l’inverno e germinano a primavera (ma è solo perché devono sentire l’inverno e si svegliano con il cambio di temperatura primaverile).

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PIZZA E FICHI

venerdì 4 settembre, 2015

Si fa presto a dire “pizza e fichi”. L’espressione vuole indicare due alimenti poveri, di facile reperibilità, che chiunque può permettersi.

Sottolineare invece che ”non è mica pizza e fichi” vuol dire che non si tratta di una cosa da tutti. C’è questa nomea del fico, come elemento povero per eccellenza che andrebbe un po’ ridimensionata. Dovremmo avere molto più rispetto per la pianta e per il frutto.

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Innanzitutto diciamo subito che il fico è la prima pianta coltivata dall’uomo; studi recenti hanno dimostrato come il fico venisse coltivato già 11.000 anni fa, mille anni prima dei cereali.

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Originario della Caria, nell’Asia minore, da cui il nome botanico Ficus carica, si è diffuso in tutto il mondo grazie alla sua eccezionale resistenza al clima e ai parassiti. È tra le piante che si ammala di meno, non ha bisogno di potature, non teme quasi nulla e, in maturità, può produrre fino a sessanta chili (dicesi sessanta chili) di frutti.

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Non è finita: l’apporto calorico dei suoi frutti è secondo solo all’uva e ai mandarini, ma il fico ha un asso nella manica inaspettato. Una volta essiccato perde circa il 30% del suo peso, ma triplica o addirittura quadruplica l’apporto calorico. Insieme al contenuto di vitamine e fibra, questo spiega perché il fico secco fosse uno dei cibi normalmente imbarcato (insieme alle noci) sulle navi di lungo corso: il massimo delle calorie con il minimo peso.

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PERCHE’ NON HANNO SETE

martedì 1 settembre, 2015

È qualche settimana che non piove. Dove l’ha fatto, ha fatto danni e quindi non si sa bene cosa augurarsi.

È un fatto che dopo settimane di assenza di precipitazioni le piante che ci circondano paiono non averne risentito. Intendo gli alberi, le grosse siepi, le piante di una certa età insomma. Mentre l’erba del prato stenta e le nostre piante sul balcone paiono boccheggiare anch’esse, come noi d’altronde, gli alberi non fanno un plissé

 

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Come è possibile? La spiegazione è nella profondità delle radici. Se scavassimo in un punto apparentemente asciutto del giardino, con la terra in superficie quasi inaridita, scopriremmo che dopo appena dieci-quindici centimetri la terra ha un colore diverso, è fresca, umida. Questo succede perché l’acqua contenuta nel terreno fa fatica a risalire ed evaporare: più scendiamo in profondità e più è facile trovare un terreno umido.

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Le piante più grandi hanno avuto anni per spingere le loro radici in profondità, dove trovano sempre un terreno sufficientemente umido per la loro sopravvivenza. Le nostre piante sul balcone vivono ben altra condizione. Ma questo ci insegna una cosa importante, utile per quando piantiamo un albero o un arbusto nel nostro giardino.

Dobbiamo dar tempo alla nuova pianta di affondare le sue radici nel terreno prima di abbandonarla al suo destino. Questo tempo è generalmente di due anni, tempo in cui dobbiamo essere noi a provvedere perché trovi sempre un terreno umido. Se piantiamo dunque una nuova siepe o un alberello mettiamo in conto che per due anni dovremo preoccuparci di darle da bere perché non rimanga mai all’asciutto.

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Un trucco? Semplice. Quando mettiamo a dimora una nuova pianta, mettiamo nel terreno anche un pezzo di tubo corrugato (di quelli che si usano nei cantieri per intenderci). Il nostro tubo deve sporgere dal terreno di tre-quattro dita, ma sprofondare fino alla base delle radici della nuova pianta. Quando dovremo, nei primi anni, annaffiarla, non dovremo versare dieci o venti litri di acqua sperando che questa raggiunga gli strati profondi dove sono le radici, ma ci basterà versare uno o due litri di acqua nel tubo.

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