Il giardino di Bama

Parliamo ancora di piante velenose

giovedì 20 aprile, 2017

Piante velenose

Nel precedente intervento ho affermato che tutte le piante sono potenzialmente velenose e qualcuno si è giustamente allarmato. L’affermazione deriva dal fatto che le piante, per esser giunte fino a noi con un evoluzione di tre miliardi di anni, hanno dovuto attrezzarsi, per così dire, contro tutti potenziali nemici, insetti ed erbivori. Se così non fosse stato, una qualsiasi specie particolarmente appetibile, sarebbe scomparsa. Invece le piante, proprio per difendersi dai parassiti e dagli animali che se ne volevano cibare, hanno sviluppato dei meccanismi difensivi che prevedono, tra l’altro, anche la produzione di essenze repellenti o tossiche.

Tutte le piante ne sviluppano e tutte perciò sono potenzialmente tossiche. Quelle che noi definiamo aromatiche, sono piante che hanno sviluppato essenze che allontanano taluni parassiti, ma che risultano innocue per gli esseri umani. Alcuni esempi utili per chi in questi giorni sta preparando l’orto: il basilico è un buon repellente dell’oidio, l’aglio tiene lontano i vermi dal terreno e gli afidi dalle foglie, il geranio tiene lontane le zanzare (in uno stretto raggio).

Prendiamo come esempio una pianta che possiamo facilmente trovare anche nei nostri prati: la cicuta. Potrebbe essere scambiata per una grossa pianta di prezzemolo, ma è tra le piante più tossiche. La maggiore concentrazione degli alcaloidi mortali che produce è nel frutto immaturo (quasi l’1%). La concentrazione si dimezza quando il frutto è maturo. È evidente come la pianta tende con questa tossicità a difendere il frutto e il seme che contiene.

Anche il pomodoro, se consumato acerbo, è tossico (contiene solanina, la stessa sostanza che troviamo nella buccia verde delle patate); la tossina scompare completamente quando il frutto è maturo. Ovviamente, non tutte le tossine prodotte sono mortali e non tutte hanno effetto su tutti gli essere viventi. Per tornare alla cicuta, ad esempio, può essere letale per cavalli, pecore e mucche, ma i volatili ne sono completamente immuni.

Le piante velenose per noi e i nostri piccoli amici

mercoledì 5 aprile, 2017

Piante tossiche oleandro

Quando si tratta di rimettere a nuovo giardino o terrazzo si torna a parlare della potenziale pericolosità di talune piante; si pensa all’oleandro, alla speronella, alle bacche di molti arbusti. E ci si preoccupa, giustamente, se si hanno bambini piccoli che girano per casa, o anche animali domestici che, si sa, assaggiano quasi tutto.

Il problema è concreto, anche se è doveroso non fare allarmismi in materia. L’oleandro è tossico; si narra che alcuni soldati francesi durante la prima guerra mondiale non trovarono di meglio che usare un ramo di oleandro come spiedo per arrostire un coniglio selvatico e morirono intossicati. È possibile che sia avvenuto così, come si racconta, ma è doveroso anche dire che è forse l’unico caso di morte accertata a causa dell’assunzione delle tossine contenute in questa pianta. A nessuno verrebbe in mente di mangiarne le foglie e se qualcuno ci prova, capisce anche subito perché: un gusto veramente orribile. Non ti viene certo voglia di mangiarne a sufficienza da avere seri disturbi. La morte dei soldati francesi di cui si racconta può essere tranquillamente annoverato tra gli incidenti possibili sì, ma assolutamente improbabili.

La realtà è che tutte le piante sono potenzialmente tossiche (ma di questo magari parliamo la prossima volta); a noi si richiede la giusta attenzione nel porre le piante più tossiche ad altezza tale da non essere raggiungibili dai bimbi o dal nostro cagnolino (che comunque durante le passeggiate mangia di tutto). Basta mettere il vaso in posizione rialzata (anche appeso al davanzale o alla ringhiera può bastare) o mettere una piccola barriera fatta di pezzi di legno o una rete per evitare che col muso possa raggiungere le foglie. Possiamo anche pensare di coltivare il nostro oleandro ad alberello, così che la chioma sia fiori dalla portata del più bimbi ed animali.

Insomma, non facciamoci prendere dal panico: vale molto di più educare i nostri bambini a ciò che possono e non possono toccare. I miei ad esempio, non ne volavano sapere di mangiare l’insalata: figuriamoci se mangiavano le foglie dell’oleandro!