Il giardino di Bama

Tanta acqua e poco concime

martedì 4 luglio, 2017

Annaffiatoio Bama

In queste settimane di gran caldo le nostre piante possono facilmente entrare in sofferenza per mancanza di acqua. Le piante la utilizzano, oltre che per veicolare le sostanze nutritive attraverso tutti i tessuti, anche per raffreddare le foglie mediante la traspirazione.

La mancanza di acqua si traduce perciò nell’impossibilità per la pianta di sopperire al calore; prima si affloscia (è un meccanismo naturale per limitare l’incidenza del sole sulle foglie e contenere l’acqua disponibile nel fusto) e poi, se la siccità perdura, le foglie seccano.

Per evitare problemi basta mantenere umido il terreno, cosa invero non sempre facile, specialmente nei vasi piccoli, non dotati di riserva d’acqua. Il terreno nei vasi tende ad asciugare velocemente, vuoi perché sottoposti direttamente al calore del sole, vuoi per evaporazione dalla superficie. Prendiamo perciò la buona abitudine di annaffiare le nostre piante alla sera, quando il sole è già tramontato, o al mattino presto. In questo modo il terreno non è più caldo ed evitiamo shock termici causati da un’acqua troppo fredda; la pianta avrà molte ore per godere dell’acqua che abbiamo fornito prima che l’evaporazione inizia ad asciugare il terreno.

Evitiamo comunque di bagnarle troppo, ma assicuriamoci sempre che la superficie del terreno sia effettivamente asciutta. Nel dubbio, infiliamo una matita nel vaso ed estraiamola: se appare asciutta è bene annaffiare, se appare umida, possiamo invece aspettare.

Evitiamo invece di fornire concime alla piante, sia esse verdi, da fiore o ortaggi; il concime aumenta il fabbisogno di acqua ed quindi meglio evitarlo finché le temperature si mantengono alte.

Le piante velenose per noi e i nostri piccoli amici

mercoledì 5 aprile, 2017

Piante tossiche oleandro

Quando si tratta di rimettere a nuovo giardino o terrazzo si torna a parlare della potenziale pericolosità di talune piante; si pensa all’oleandro, alla speronella, alle bacche di molti arbusti. E ci si preoccupa, giustamente, se si hanno bambini piccoli che girano per casa, o anche animali domestici che, si sa, assaggiano quasi tutto.

Il problema è concreto, anche se è doveroso non fare allarmismi in materia. L’oleandro è tossico; si narra che alcuni soldati francesi durante la prima guerra mondiale non trovarono di meglio che usare un ramo di oleandro come spiedo per arrostire un coniglio selvatico e morirono intossicati. È possibile che sia avvenuto così, come si racconta, ma è doveroso anche dire che è forse l’unico caso di morte accertata a causa dell’assunzione delle tossine contenute in questa pianta. A nessuno verrebbe in mente di mangiarne le foglie e se qualcuno ci prova, capisce anche subito perché: un gusto veramente orribile. Non ti viene certo voglia di mangiarne a sufficienza da avere seri disturbi. La morte dei soldati francesi di cui si racconta può essere tranquillamente annoverato tra gli incidenti possibili sì, ma assolutamente improbabili.

La realtà è che tutte le piante sono potenzialmente tossiche (ma di questo magari parliamo la prossima volta); a noi si richiede la giusta attenzione nel porre le piante più tossiche ad altezza tale da non essere raggiungibili dai bimbi o dal nostro cagnolino (che comunque durante le passeggiate mangia di tutto). Basta mettere il vaso in posizione rialzata (anche appeso al davanzale o alla ringhiera può bastare) o mettere una piccola barriera fatta di pezzi di legno o una rete per evitare che col muso possa raggiungere le foglie. Possiamo anche pensare di coltivare il nostro oleandro ad alberello, così che la chioma sia fiori dalla portata del più bimbi ed animali.

Insomma, non facciamoci prendere dal panico: vale molto di più educare i nostri bambini a ciò che possono e non possono toccare. I miei ad esempio, non ne volavano sapere di mangiare l’insalata: figuriamoci se mangiavano le foglie dell’oleandro!

Vaso “Fontana”

lunedì 20 febbraio, 2017

Vaso Fioriera "Fontana"  | Bama Group

Il kit Fontana prevede tre ciotole di dimensioni diverse, da 30 a 50 cm, perfette per creare un angolo fiorito dovunque lo si desideri. Si monta in pochi minuti senza bisogno di attrezzi ed offre una capacità di quasi 30 litri, utile per coltivare piccole piante da fiore, ma anche aromatiche. Interamente realizzata in resina riciclabile al 100%, si avvale di speciali supporti di sostegno dei vasi che si incastrano nei vasi stessi assicurandone la massima stabilità.

Le ciotole possono essere usate singolarmente, ma è in combinazione che permettono di realizzare composizioni di grande effetto sia pure in uno spazio contenuto. Appoggiata a terra o al centro di un tavolo in giardino, la Fontana diventa un oggetto di arredo unico nel suo genere che non passa certo inosservato.

Resistente nel tempo
Le materie prime utilizzate garantiscono la durata di queste ciotole per molti anni. Il trattamento anti-UV, in particolare, preserva i vasi dai raggi del sole e ne mantiene inalterato il colore. Lasciata in esterno tutto l’anno, la Fontana resiste a temperature fino a -20° C senza screpolarsi o spezzarsi. La larga base assicura la stabilità dell’insieme che, anche pieno, non si ribalta.

Facile anche da annaffiare
Le due ciotole più piccole sono dotate di fori di drenaggio. Questo permette, quando si bagna la ciotola più in alto, di far cadere l’acqua in eccesso nella ciotola sottostante, permettendo così di annaffiare i tre vasi con una sola operazione. La profondità della ciotola più grande (quasi 16 cm) permette la coltivazione di qualsiasi pianta da fiore, dai tradizionali gerani alla lavanda, dall’erica alle petunie.

Possiamo utilizzare la Fontana anche per la coltivazione di piante aromatiche che, disposte su più livelli, godranno sempre della migliore esposizione senza limitarsi l’un con l’altra. In questo modo possiamo creare un angolo in cui concentrare le piante utili in cucina, dal rosmarino ai peperoncini, dalla salvia al basilico, all’origano: un angolo molto profumato che ci offrirà anche il vantaggio di tenere lontani i parassiti dalle altre piante.

La fioriera “Klunia”

martedì 31 gennaio, 2017

Fioriera Klunia

La fioriera Klunia doppia rappresenta la soluzione migliore per decorare ringhiere e parapetti con semplicità e sicurezza. Grazie ai suoi agganci regolabili, può essere messa a cavallo di qualsiasi supporto in ferro, legno o cemento con una larghezza minima di 3 cm e una larghezza massima di 13 cm. Provvista di sistema a riserva d’acqua, permette la coltivazione di qualsiasi pianta da fiore o orticola riducendo la frequenza delle annaffiature e assicurando sempre il mantenimento della giusta umidità del terriccio.

Vasi a riserva d’acqua
Con la Fioriera Klunia non serve il sottovaso; l’acqua si accumula sul fondo e rimane separata dalla terra grazie a una grata. La sua normale evaporazione contribuisce a mantenere umido il terriccio senza impregnarlo. In questo modo le piante crescono sempre nelle condizioni migliori e non è necessario annaffiare tutti i giorni. Anche se la superficie del terreno appare asciutta, a livello delle radici rimane sempre la giusta umidità.

Fioriera Klunia

Un sistema di regolazione brevettato
Un semplice sistema di regolazione della distanza tra i due vasi permette a chiunque di adattare, senza bisogno di alcun attrezzo, la fioriera Klunia a qualsiasi supporto, sia esso una stretta ringhiera in metallo, sia un parapetto in cemento o un muretto. Il sistema dispone di un semplice dispositivo di blocco che lo rende sicuro e affidabile. E se decidiamo di spostarla, possiamo sempre regolarla nuovamente senza limitarne la resistenza o l’affidabilità.

Materiali selezionati
La fioriera Klunia è realizzata con apposite resine completamente riciclabili; i coloranti usati sono atossici e il trattamento anti-UV preserva il colore negli anni mantenendo il prodotto come nuovo anche dopo molte stagioni di esposizione al sole o al gelo invernale.

Disponibile in due misure (40 e 50 cm di lunghezza) e in tre colori, terracotta, verde o panna, la fioriera Klunia è la risposta più pratica per decorare balconi e terrazze in tutta sicurezza, raddoppiando l’estensione rispetto a una cassetta tradizionale.

 

Dimensioni cm Colore
Lunghezza Larghezza Altezza Terracotta Verde Panna
40 19,8 18,5 x x x
50 19,8 18,5 x x x

 

Le piante producono ossigeno

giovedì 12 gennaio, 2017

Ce lo hanno insegnato a scuola e sappiamo bene che alle piante dobbiamo la presenza, nella nostra atmosfera, del prezioso ossigeno. Grazie alla loro attività di fotosintesi assorbono la CO2, trattengono il Carbonio e liberano l’ossigeno.

Le piante in appartamento producono ossigeno e ci trasmettono pace e benessere.

Avere delle piante in casa ci permette dunque di respirare meglio, anche perché molte di loro assorbono alcune sostanze tossiche normalmente presenti nell’ambiente domestico, come la formaldeide che si sprigiona dai collanti con cui vengono assemblati i mobili.

Ma quante piante servono per respirare? Uno studio condotto da un ricercatore indiano afferma che sono sufficienti quattro piante, grandi quanto una persona, per produrre tutto l’ossigeno di cui la persona necessita. Nella ricerca alcuni appartamenti sono stati sigillati e si è misurato costantemente il livello di ossigeno presente nell’ambiente.

Il test ha confermato che la presenza di quattro piante sane erano più che sufficienti a garantire il normale livello di ossigeno, e, anzi, dopo qualche giorno la percentuale di ossigeno era persino superiore a quella normalmente riscontrabile nell’atmosfera. Questo si traduceva in un metabolismo migliore, in un senso di euforia e una maggiore capacità di concentrazione in qualsiasi attività.

Cosa fare della terra dei vasi

mercoledì 26 ottobre, 2016

Man mano che il terrazzo si svuota si presenta il solito problema di cosa fare della terra presente nei vasi, o meglio ci si pone la domanda: “Possibile che si debba buttare?”. In effetti, la terra dei vasi risulta a fine stagione decisamente sfruttata, povera e ben diversa da quella che avevamo acquistato in primavera. Molti rimandano il problema al momento di rinvasare nuove piante l’anno prossimo, ma questo sarebbe il periodo ideale per occuparsene.

Nei vasi non avviene la rigenerazione della terra che invece avviene in giardino o nell’orto. Non c’è lo spazio sufficiente e il materiale utile perché questo avvenga. Possiamo comunque fare qualcosa per evitare di gettarla completamente. Una delle pratiche consigliate, ad esempio, consiste nel raccogliere tutta la terra dei vasi in un sacco dell’immondizia (meglio se doppio) oppure in un grosso vaso vuoto.

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Cambia la temperatura

venerdì 14 ottobre, 2016

Abbiamo già riportato in casa le piante verdi? Se ce ne siamo dimenticati, è bene provvedere. La temperatura, specialmente alla notte, è cambiata e le piante verdi, generalmente di origine tropicale, non sopportano le basse temperature se non per brevi periodi. Riportarle in casa può rappresentare, però, uno stress perché riduciamo drasticamente la luminosità, sia in termini di quantità che in termini di ore di esposizione. Limitiamo anche l’aria disponibile tra il fogliame, sottoponendole così a un clima molto diverso. Per questo poniamole, almeno all’inizio, il più vicino possibile a una finestra dove possano raccogliere quanta luce gli serva.

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I vasi Brick di Bama

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L’anturio in fiore

mercoledì 28 settembre, 2016

L’anturio in queste settimane produce i suoi originali fiori. In realtà si tratta di spighe erette circondate da una brattea (che poi altro non è che una foglia modificata con l’obiettivo di attirare gli insetti) di colore rosso sgargiante. L’essere stato all’aperto, in una posizione luminosa ma protetta, ha fatto certamente sviluppare questa pianta che presenta nuove foglie e fiori.

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Il ritorno dalle vacanze

mercoledì 14 settembre, 2016

Siamo tornati dalle vacanze sognando di trasferirci lì, dove siamo stati: piantare tutto, cambiare vita, in meglio. Poi, è bastata una settimana per dimenticarci dei buoni propositi, del sole, degli aperitivi con gli amici, delle ricche giornate di sole… E le nostre piante? Come hanno vissuto nel frattempo? Per loro la nostra vacanza forse è stata un incubo. Qualcuna non ha retto, qualcun’altra è esattamente come l’abbiamo lasciata, altre appaiono sofferenti, brutte, con qualche foglia afflosciata e qualche rametto secco. Urge una cura di ringiovanimento che le riporti al primitivo splendore.

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L’Annaffiatoio di Bama

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Quasi, quasi, semino un frutto!

mercoledì 24 agosto, 2016

L’estate, le vacanze, le gite fuori porta offrono l’opportunità per scoprire le tante varietà di frutta presenti sul nostro territorio e a cui la grande distribuzione ci ha purtroppo disabituato. Non è difficile, infatti, in qualche mercato di provincia, imbattersi in albicocche, pesche o susine fuori del comune, provenienti magari non già da qualche coltivazione intensiva, ma da piccoli frutteti poco più che domestici. È generalmente la frutta migliore, quella magari un po’ bruttina da vedere, butterata o pizzicata da qualche parassita goloso, ma molto gustosa. D’altronde – questo deve essere il nostro ragionamento- se il parassita l’ha trovata buona è perché non contiene alcun prodotto nocivo e se va bene a lui, deve andar bene anche a noi… Ma il punto è: perché non cimentarsi nella semina del pesco, dell’albicocco e del susino?

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